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Facebook, Gianluca Buonanno e la Commissione Europea

Girovagando tra i documenti disponibili pubblicamente sul sito del Parlamento Europeo (cosa che consiglierei a tutti di fare, se non altro per farsi un’idea di cosa fanno i parlamentari) mi sono imbattuto in una perla di non rara italica bellezza.

Il 5 Marzo 2015, Gianluca Buonanno, Eurodeputato per l’Italia ed esponente della Lega Nord, indirizza alla Commissione Europea seguente Interrogazione con richiesta di risposta scritta:

Oggetto:  Impedimento arbitrario di utilizzo e di accesso a Facebook — violazione della libertà di espressione

Ho postato sul mio profilo Facebook il video relativo a un confronto avuto nel corso della trasmissione Piazza Pulita del 2 marzo scorso con la Sig.ra Pavlonic, attivista rom. Il confronto con l’attivista è stato acceso, come spesso succede nei dibattiti politici. Nel confronto definivo l’etnia rom «feccia della società», in riferimento alla percentuale decisamente elevata di reati contro il patrimonio e le persone commessi da appartenenti all’etnia rom. Il video ha avuto una larga diffusione in Internet e al riguardo ho ricevuto molti apprezzamenti e molte critiche. Facebook, social network che abitualmente uso a fini di comunicazione politica e nel quale il mio profilo conta circa 30 000 iscritti, ha bloccato la visione del video impedendomi l’accesso al profilo per 24 ore. Pare che un tale provvedimento sia apertamente lesivo della mia libertà politica e di espressione.

Ritiene la Commissione che la cancellazione di un messaggio e di un dibattito politico, senza che alcuna autorità giudiziaria si sia espressa in merito, sia un mezzo barbaro non rispettoso dei miei diritti quali garantiti dalla Carta fondamentale dei diritti UE?

Ritiene inoltre che la chiusura arbitraria del mio profilo sia un gesto oscurantista degno più del Califfato Islamico che non di un’Europa democratica e garantista, per cui pensa di dover normare la materia vista la rilevanza dei social network?

Ecco la risposta del 20 maggio 2015 di Věra Jourová a nome della Commissione:

La Commissione condanna il razzismo e la xenofobia, in quanto incompatibili con i valori su cui si fonda l’Unione europea. Nella prima relazione sull’attuazione da parte degli Stati membri della decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale, la Commissione ha indicato specificamente che «comportamenti razzisti e xenofobi da parte di opinion leader possono contribuire a creare un clima sociale che legittima il razzismo e la xenofobia e dare così origine a comportamenti più gravi, quali la violenza razzista».
La Commissione è consapevole del fatto che alcune piattaforme di social media, come Facebook, hanno adottato norme comunitarie che elencano i tipi di contenuto che tali piattaforme non autorizzano, quali l’incitamento all’odio, all’istigazione al terrorismo e l’istigazione alla violenza.

(grassetti e sottolineato sono miei).

Lasciando da parte il ridicolo di una simile interrogazione fatta al Parlamento europeo, diamo un’occhiata ai termini di utilizzo di Facebook.

Articolo 3: Sicurezza
Ci impegniamo al massimo per fare in modo che Facebook sia un sito sicuro, ma non possiamo garantirlo. Abbiamo bisogno che gli utenti contribuiscano a tutelare la sicurezza di Facebook, ovvero che si impegnino a: […] punto 7. non pubblicare contenuti minatori, pornografici, con incitazioni all’odio o alla violenza […]; punto 9. non usare Facebook per scopi illegali, ingannevoli, malevoli o discriminatori.

Articolo 5: Protezione dei diritti di terzi
Rispettiamo i diritti di terzi e ci aspettiamo che l’utente faccia lo stesso.

  1. È vietato pubblicare o eseguire azioni su Facebook che non rispettano i diritti di terzi o le leggi vigenti.
  2. Ci riserviamo il diritto di rimuovere tutti i contenuti o le informazioni che gli utenti pubblicano su Facebook, nei casi in cui si ritenga che non rispettino la presente Dichiarazione o le nostre normative.

Articolo 14: Risoluzione
Se le azioni dell’utente non rispettano nella forma e nella sostanza la presente Dichiarazione o creano dei rischi legali per la società, ci riserviamo il diritto di interrompere la fornitura di parte o di tutti i servizi di Facebook nei confronti dell’utente stesso.

E se tutto questo ancora non fosse sufficiente a dimostrare come Buonanno non si sia nemmeno preso la briga di leggere quello che accettava creando un account su Facebook (come fa il 90% degli utenti di Facebook, secondo me) basti ricordare ancora una cosa:

Articolo 15. Controversie

  1. Qualsiasi reclamo, diritto sostanziale o disputa (“reclamo”) tra l’utente e Facebook, derivante dalla presente Dichiarazione o dall’utilizzo di Facebook o ad essa relativo, verrà risolto esclusivamente nel tribunale del distretto federale statunitense della California settentrionale o in un tribunale situato a San Mateo County. L’utente accetta di sottostare alla giurisdizione personale dei tribunali sopracitati allo scopo di portare avanti tali controversie. La presente Dichiarazione, nonché qualsiasi reclamo che possa insorgere tra le parti, sono regolate dalle leggi dello stato della California, indipendentemente dai conflitti delle disposizioni di legge.

 

Non so esprimere quanto profondamente io sia disgustato dal livello dei politici che esprimiamo in Europa (tra questo, questo e Buonanno non so davvero chi sia peggio).

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